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La cultura ladina della Val di Fassa

Arrivando in Val di Fassa è facile notare subito tutto il suo splendore, appena si giunge in queste lande, infatti, la sensazione che si percepisce è di profonda quiete e armonia e lo scenario offerto dai monti crea una scenografia incantevole, che si unisce alle sfumature e alle particolarità della natura circostante. La Val di Fassa non è un luogo qualsiasi delle Dolomiti, ma è un territorio dal grande patrimonio storico culturale, dove vive una minoranza etnica nota come Ladina, che radica le sue origini nella cultura celtico-retica.
In mezzo a tutto questo, gli abitanti fanno accadere quotidianamente dei riti come i pascoli del bestiame sui prati, l’erba falciata con cura e l’ospitalità verso i forestieri e i turisti, tutte consuetudini tramandate di generazione in generazione, tali da aver dato vita alla peculiare cultura ladina, la quale si sviluppa in totale sinergia con la natura circostante.

 

I ladini, un popolo dalla cultura millenaria

I ladini sono una minoranza etnica composta da circa 35.000 persone dislocate tra cinque valli attorno al Massiccio della Sella e una di queste è proprio la Val di Fassa: si tratta anche dell’unica vallata del Trentino. La formazione di queste comunità deriva da quando i ladini si nascosero in mezzo alle valli più emarginate per sfuggire agli attacchi dei barbari e qui, nel loro pacifico isolamento, poterono mantenere la loro lingua e le loro tradizioni per tanti secoli.
La lingua ladina nasce dalla fusione tra la lingua dei Reti, antico popolo che aveva vissuto sulle Dolomiti, e quella latina dei romani che arrivarono e conquistarono le Alpi nel I secolo d.C.
La lingua ladina subisce oggi influenze dall’italiano e dal tedesco, ed è giusto precisare che ognuna delle cinque vallate possiede una propria peculiare declinazione linguistica; nel caso specifico, i cittadini della Val di Fassa parlano il ladino fassano.
La minoranza ladina è tutelata grazie ad alcune regole create ad hoc per avvalorare ulteriormente la sua importanza, ad esempio, nei cartelli è possibile leggere iscrizioni sia in italiano che in ladino; in secondo luogo, alle scuole elementari e medie si studia obbligatoriamente la lingua ladina, la quale è parlata anche negli uffici pubblici. Infine nel 1975 è stato istituito un Istituto Culturale ladino che  si pone l’obbiettivo di valorizzare e tutelare l’intera cultura ladino fassana.

 

Cultura gastronomica, usanze e costumi tradizionali ladini

Un interessante itinerario gastronomico si sviluppa proprio in Val di Fassa ed è noto come la Strada dei formaggi delle Dolomiti, coinvolge piccoli produttori, ristoranti, hotel e botteghe. Si tratta di un’occasione per far conoscere le eccellenze casearie del posto e il patrimonio culturale e naturale dei fassani. Gli ingredienti usati nelle ricette sono quelli appartenenti alla cultura contadina povera, ovvero farina, uova, patate, latte, formaggio, burro, frutta e verdura. I piatti, che sono molto gustosi al palato, sono cucinati secondo la tradizione con questi ingredienti genuini: si tratta della stessa cucina che spesso è oggi rivisitata in chiave gourmet dai grandi chef.
Percorrendo le vie della valle è possibile imbattersi in piccole botteghe ancora come quelle di un tempo, che appartengono agli artigiani locali e ricreano atmosfere antiche. Tra gli articoli più prodotti e richiesti dagli acquirenti, ci sono le faceres, ovvero delle maschere in legno usate durante il carnevale ladino, da appendere in casa come si fa con i quadri.
Passeggiando per i prati è invece possibile ammirare i Tobiè, ovvero dei fienili costruiti interamente in legno e i Viles, ovvero un insieme di case e fienili ubicati sulle terre, che sono coltivate e pascolate in comune dalle famiglie del posto.
La cultura ladina è molto legata, oltre che alla gastronomia e alla montagna, anche alla musica e alla religione e pertanto accade di frequente che si celebrino feste, sfilate, processioni ed eventi legati alla tradizione. La Gran Festa dell’Istà, ad esempio, si celebra a settembre: durante il suo svolgimento si mangia e si balla e la sfilata folkloristica che ha luogo, rappresenta tutte le comunità ladine alpine.
Tra le festività cristiane, il Corpus Domini è tra quelle maggiormente omaggiate con celebrazioni e processioni solenni in tutti i paesi della Val di Fassa; anche la patrona della valle Santa Giuliana è officiata come una delle festività principali. Un altro santo molto importante qui è San Nicolò, il quale è festeggiato il 5 dicembre, giorno in cui porta i doni nelle case dei più piccoli.
La particolarità di queste manifestazioni è che sono sentite in modo talmente profondo e intimo dalla popolazione ladina, che non sono mai stati pubblicizzati come degli eventi per attirare turisti.
Non capita più molto frequentemente altrove, ma in Val di Fassa molti ladini, anche tra i più giovani, vestono ancora in abiti tradizionali e lo fanno con grande orgoglio.
Durante le feste, diverso tempo fa, le donne nubili erano solite indossare un grembiule, uno scalda-braccia bianco fatto all’uncinetto, una gonna nera e un corpetto rosso; quelle sposate vestivano invece con un grembiule blu e uno scalda-braccia nero e le madri aggiungevano alla cintura una moneta per ogni figlio. Gli uomini indossavano i Lederhose, ovvero dei calzoni da mettere insieme alla giubba tipica, il cappello e una cintura ricamata a mano.
La Val di Fassa ha un architettura tale che si sono create molte leggende intorno ad essa, ad esempio si narra che i suoi boschi siano animati da creature femminili belle e gentili, da altre brutte e dispettose, da alcune perfide e malvage, da uomini selvaggi e bifronti, da nani, elfi ecc…
Queste storie erano raccontate dalle madri ai bambini, in inverno al caldo del focolare, anche perché nella tradizione ladina, la donna viveva sempre sotto le ali protettrici del padre, del marito o del fratello, ma all’interno della casa era ed è il perno della famiglia e per questo motivo le leggende hanno quasi sempre delle protagoniste femminili.