Il Museo Ladin de Fascia

Concepito sul finire degli anni Settanta e inaugurato in nuova sede nel 2001 su progetto del noto architetto Ettore Sottsass, il Museo Ladin de Fascia è un viaggio alla scoperta dei Ladini dalla preistoria alla contemporaneità. Le collezioni etnografiche esposte sono state curate dall’Istituto Culturale Ladino e sono il risultato di 20 anni di ricerche sulla cultura, la lingua e le tradizioni dell’antico popolo delle Dolomiti.

Il Museo Ladino di Fassa rappresenta a tutti gli effetti la più ricca documentazione sul processo di formazione di queste genti. La struttura stessa è stata pensata in questo senso: a pianterreno sono esposte le primissime tracce della cultura ladina, il livello intermedio mostra le testimonianze materiali e spirituali degli ultimi secoli e il livello superiore racconta usi e costumi degli anni più recenti, fino al turismo dei giorni nostri.

Nell’intenzione dell’Istituto Culturale Ladino e dell’architetto Sottsass, la struttura del museo e l’ampio supporto multimediale riflettono la vitalità della minoranza ladina. Le 17 postazioni informatiche distribuite lungo l’intero percorso danno accesso a 74 filmati a tema. Si tratta di brevi commenti multimediali con sonoro originale e traduzione disponibile in più lingue, sugli aspetti più interessanti della cultura e della storia ladine.
Uno dei filmati è illustrato dal fumettista Milo Manara, le cui tavole ritraggono personaggi leggendari della cultura ladina, con tanto di accompagnamento sonoro. Oltretutto il museo dispone di una sala didattica, un book-shop con 400 pubblicazioni e un museum-shop in cui è possibile acquistare gadget e articoli di arte ladina.

Sede centrale a parte, il Museo Ladin de Fascia si compone di sezioni distaccate che sono distribuite lungo la Val di Fassa, a testimonianza di come questo popolo sia fortemente radicato nel territorio. Ogni sezione rappresenta l’approfondimento tematico di un singolo aspetto della cultura ladina.

A Penia è possibile visitare la Segheria alla Veneziana (la Sia de Penìa), l’ultimo esemplare di segheria idraulica presente in valle e il cui recupero operativo è stato voluto dall’Istituto Culturale Ladino.

A Pera si trova la sezione distaccata del museo dedicata alla produzione casearia e all’allevamento, La Caseificazione (L Malghier). Attraverso antichi strumenti di lavoro, si ripercorre la storia della pastorizia ladina, attività di vitale importanza per questo popolo.
Sempre a Pera è possibile visitare uno dei rari mulini ad acqua del Trentino, L Molin de Pezol, riattivo a scopi didattici nel 1983. Qui sono esibiti tutti gli strumenti che i ladini utilizzavano per la lavorazione della farina.

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