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Un sogno chiamato Moena

Perla della Val di Fassa e suo centro principale, Moena rappresenta senza ombra di dubbio alcuna la meta ideale per tutti quei turisti che a paesaggi incontaminati e pregni di bellezze di prim’ordine intendono coniugare ua tranquillità senza eguali, una quiete che si discosti, seppur momentaneamente, dai ritmi privi di sosta della quotidianità e della noiosa routine. Uno spettacolo, quello dei paesaggi che contornano questo spicchio di Trentino, reso ancor più bello dal massiccio montuoso delle Dolomiti, dichiarato recentemente Patrimonio UNESCO. Senza poi contare una tradizione gastronomica, quella della Val di Fassa, che ha saputo sapientemente percorrere un filo temporale lungo millenni, con tradizioni che sono state gelosamente tramandate di generazione in generazione. Moena, gradualmente ma costantemente, sta man mano diventando meta degli amanti dello sci che qui troveranno ristoro in piste sempre e comunque innevate, attrezzate e munite di ogni servizio necessario.

 

Location ideale per una vacanza indimenticabile

Dolcemente adagiata lungo la superficie di una conca alluvionale, Moena sormonta un’altidtudine compresa tra i 1094 ed 2823 metri sul livello del mare. Il vestito migliore di Moena è dato da un’intrinseca eleganza, che si manifesta in tutta la sua beltà per via non solo delle sembianze tipiche di un paese a trazione prettamente montana, ma anche e soprattutto e causa di una cornice unica nel proprio genere, disegnata ed abbellita da strade e vicoletti mantenuti in maniera se non altro meticolosa. Si tratta di un aspetto non trascurabile che, unito ad altri fattori di medesima importanza, ha permesso a Moena di ricevere il tanto prestigioso quanto esclusivo epiteto di Perla Alpina, riconoscimento il cui obiettivo è quello di premiare le località alpine che, per caratteristiche e servizi offerti, risultano essere maggiormente attente ad offrire un turismo sostenibile e qualitativamente valido, volgendo uno sguardo attento ed oculato ad un rispetto per l’ambiente che non può costituire particolare di secondaria e risibile importanza. Contrariamente a quello che si potrebbe erroneamente credere, Moena è un comune che si fa contemplare e visitare non solo nella stagione invernale, ma anche in estate, con un fascino pressoché immutato. Se è vero che i suoi impianti sciistici costituiscono tutto ciò che di meglio un amante della neve potrebbe desiderare, è altrettanto vero che le possibilità non mancano neanche nelle stagioni più calde, con attività opzionabili che vanno dalle arrampicate alle escursioni nella natura fino ad arrivare ad itinerari appositamente studiati e progettati per favorire lunghe ed appassionanti avventure in mountain bike.

 

Cenni storici

Stando a ciò che affermano alcune concordi correnti di pensiero, la denominazione di Moena sarebbe con ogni probabilità attribuibile ai termini “moena” e “molena”, frequentemente utilizzati negli idiomi dialettali veneto e ladino. Tali termini potrebbero essere tradotti nella lingua italiana sotto forma di “mollica”, che a sua volta potrebbe intuitivamente ricondursi ad un terreno di matrice acquitrinosa e dalla consistenza tutt’altro che coriacea. I primi riferimenti storiografici a Moena vanno ricercati molto indietro nel tempi, arrivando persino a sfiorare il primo secolo dopo la nascita di Cristo. Scendendo maggiormente nel particolare, la prima menzione in assoluto è del 1164, anno in cui venne consacrata la Chiesa di San Virgilio per opera del Vescovo di allora Adelpreto. In contrapposizione a questa tesi, pienamente confermata da numerose iscrizioni portate alla luce, ve n’è un’altra che sembra viaggiare in direzione opposta. In base a ciò che sostiene quest’ultima, più una leggenda che una tesi vera e propria, pare che Moena sia appartenuta, prima del riferimento temporale appena citato, alla diocesi di Bressanone. Tuttavia, non esiste alcun documento in grado di comprovare tutto questo. Circa due secoli dopo, agli albori del Trecento, Moena venne accorpata alla Magnifica Comunità di Fiemme, distretto controllato dal Principato Vescovile di Trento e dalla Confederazione Germanica. A seguito del lungo e non privo di avversità processo di secolarizzazione vissuto dal Principato nell’anno 1905, Moena divenne parte del Regno di Baviera, restandoci per soli 5 anni, fino al 1810, per poi passare dapprima al Regno d’Italia e poi sotto l’egida dell’Impero austriaco, disgregatosi a seguito della disfatto della Prima Guerra Mondiale. Nel 1854 venne creata la prima banda musicale di Moena, con il 1879 che invece segnò la fondazione della prima struttura ricettiva del centro ad oggi geograficamente posto nella provincia di Trento. Durante i sanguinosi combattimenti del primo conflitto mondiale, il fronte del Passo San Pellegrino divenne suo malgrado sfondo di battaglie cruente. Soggetta ad occupazione delle truppe del Regno d’Italia nel 1918, Moena venne ufficialmente annessa a quest’ultimo tre anni dopo, nel 1921. Ad oggi, l’emblema di Moena è composto da un barcaiolo che, servendosi di un’asta lunghissima, parte dalla notte spingendo con forza la propria barca verso il giorno.

 

Cosa vedere

Un possibile itinerario non potrebbe che partire dalla chieda arcipretale di San Virgilio. Un sito, questo di cui si parla, che quasi come un padre premuroso sovrasta il centro abitato tutto, proteggendolo e sorvegliando tutta la valle sottostante. La sua consacrazione, come è stato in precedenza accennato, è avvenuta nell’anno 1164. La struttura che compone siffatto edificio ecclesiastico ha nel corso degli anni e dei secoli subito continui processi di adeguamento. Uno di questi, il primo, è stato messo in atto nel 1533, con uno stile gotico che ne ha variato sensibilmente i lineamenti originari. Prova tangibile dell’intervento in questione è scovabile nella volta del presbiterio, sulla quale è appunto riportata l’iscrizione certificante l’anno 1533. Dovranno trascorrere tre secoli circa per vedere il secondo intervento, consistente nel rimaneggiamento del presbiterio in favore della Cappella del Carmine. Per provare a far fronte ad un’incessante crescita demografica, nell’Ottocento la chiesa arcipretale di San Virgilio venne ampliata. L’aspetto e la conformazione attuale sono dovuti all’ultimo intervento in ordine di tempo, quello completato nel 1929 e che si pose come obiettivo principale la conservazione del tratto gotico e dell’abside primitiva. L’interno della chiesa, oltre che constare di ben tre navate, accoglie affreschi in stile liberty realizzati da Carlo Donati. Nella parete sinistra è situato un dipinto a fresco del parroco Giovanni Iori, mentre sulla destra vi è un crocifisso in legno prodotto da Cirillo Dell’Antonio, artista celebre per la propria spiccata versatilità ed estrosità. Frutto del suo ingegno sono anche le vetrate, insieme ai pannelli lignei dei portali.

Dopo aver completato quella che è una doverosa visita alla Chiesa di San Virgilio, è ora arrivato il momento di percorrere la seconda tappa di questo tour: la chiesa di San Volfango. La distanza dalla chiesa arcipretale di San Virgilio è davvero molto ridotta, con la tradizione che dispone la propria costruzione sopra quel che restava di un antico tempio pagano. L’epoca precisa della sua edificazione è tuttora ignora, contrariamente ad affreschi che invece sono sistemabili nel XV secolo. Terza ed ultima tappa è costituita da Forte Someda, una fortificazione che, come la denominazione facilmente richiama, è possibile trovare proprio nell’analoga frazione. Appartenente ad un intricato complesso di fortificazioni voluto dai sovrani austro-ungarici, forte Someda nacque nel 1898.

 

 

Rioni e tradizioni

Moena è composta da un numero tutt’altro che ridotto di rioni, riassumibili nella maniera che segue: Cianton Tibaut, Salejada, Sotegrava, Ciajeole, Ramon, Longiarif, Ischiacia e Turchia. A proposito del rione Turchia, il nome viene fatto ricondurre alla presenza di un soldato turco arrivato qui a seguito della sconfitta ottomana di Vienna. Si tratta tuttavia di una leggenda, parzialmente ridimensionata da un’altra teoria, secondo la quale “Turchia” scaturisce dalla presenza in epoche passate di molteplici torchi. Nonostante questa seconda concezione, certamente più verosimile e credibile, gli abitanti di Moena mostrano dosi massicce di orgoglio nei confronti della prima leggenda, al punto tale da organizzare fino a qualche anno fa una singolare sfilata in costumi tradizionali turchi, in occasione delle festività dedicate al Carnevale. In inverno, lo stesso rione diventa scenario dei Presepi dei Turchi, rassegna nella quale rappresentazioni artigianali della natività vengono allestite lungo tutta la facciata del rione. Un’occasione, questa, della quale approfittare per vivere in prima persona le tradizioni senza tempo di un luogo che sembra uscire da una fiaba. La strada principale che percorre Moena è certamente la Strada Riccardo, circondata a destra e sinistra da negozi e boutique di ogni genere e dimensione. Essa è stata dedicata ad un ingegnere di origine austriaca che nella Prima Guerra Mondiale consentì di evitare a molti giovani di incorrere verso una morte sicura, quella al fronte di guerra.

 

Come raggiungere Moena

Viste le funzionali vie di comunicazione, raggiungere Moena è davvero molto semplice. La prima opzione è quella di percorrere la strada statale 48 delle Dolomiti. In alternativa, si può usufruire della statale 346, che da Belluno percorre il Passo del San Pellegrino. I viaggiatori che decidono di optare per il treno possono invece scendere nella vicina stazione di Ora, mentre chi viaggia in aereo può volare fino a Bolzano o Verona.